Rapidi Aerei

July 31st, 2010 | Posted by Serena Tudisco in A muzzo - (0 Comments)

Quanto è bello, comodo, veloce , l’aereo.

Ti porta dove decidi tu, nel giro di poche ore, posti che per i nostri avi erano praticamente un miraggio lontano si trasformano in terre vicine.

Oggi no, avrei voluto che il distacco fosse più dolce da quelle terre verdi piene di cicogne, anatre, mucche, caprette, in cui stenti, da siciliano, a trovare qualcosa di simile ma il fascino sta anche in questo, scoprire una nuovo posto, che per molte cose sta davvero anni luce avanti.

La voglia di fare dei paragoni ti viene, quando vedi che chi guida l’autobus parla l’inglese  senza problemi e  immagini qua, una scena simile.

Io, poi che sono una donna caotica, vittima della cattiva gestione del luogo in cui vivo, Palermo, mi sono fermata a sognare biciclette per corso Vittorio Emanuele!

Utopie? Sogni ad occhi aperti? Sono una estimatrice di queste discipline, quindi.

Il mio pizzico di malinconia, condisce questa notte, senza piumino addosso ma con un freddo diverso nel mio eremo che già mi mancava, anche se ho potuto “riassaporare”, lo stare insieme ad un amico che vive lontano da me ben 2500 chilometri e che mi ha aperto la sua porta anche questa volta.

Sono passati gli anni, le tempeste, ma ci siamo sempre.

Palermo vs Eremo

July 21st, 2010 | Posted by Serena Tudisco in A muzzo | Palermo | sicilia - (1 Comments)

Guardare Palermo da un altro punto di vista di fa allontanare da certe dinamiche che ti hanno reso complici, vittime e succubi di una città soffocante.

Strade che non ti permettono di sgattaiolare da una traversa, come se tutto fosse su un binario a senso unico senza via di uscita, caldo che ti opprime anche d’inverno, radiazioni solari intrappolate dentro la tua automobile che non ti lasciano una via di fuga.

Una uscita di sicurezza da cui potere prendere aria, almeno per un momento.

Da cosa dipende questa ventata di lucidità? E’ forse, tutto dettato dall’eremo in cui mi trovo o dalla tortora che mi sta vicino, che mi suggerisce che questo è il posto giusto dove vivere?

Ogni mattina, come se fossi una pendolare raggiungo la mia città, come se mi buttassi in una bolgia, non c’è estate che tenga o ferie alle porte, è tutto lì, il traffico con  “la munnizza” che non è andata più via.

E’ passato un anno, o forse più da quando abbiamo iniziato ad avere i cassonetti in fiamme ed ancora, ci fanno compagnia, insieme alla TARSU che aumenta!

Mi chiedo ancora se, Palermo vuole allontanarmi, sono io che non la sopporto più o è si tratta del più semplice rapporto di amore ed odio??!?

Ognuno di noi ha il desiderio di conoscere quello che ci circonda, dal paese più lontano a quelli che circondano il luogo in cui vivi, magari piccole realtà di cui hai sempre sentito parlare ma che per pigrizia o altro non hai mai raggiunto.

La passione per i viaggi, credo, nasca già dai primi anni di scuola, ti basta avere un libro ed ascoltare la maestra, quando arriva l’ora della geografia.

Spesso però, quando si ha un bel  grembiule che stringe con il suo colletto in gola,  non ti va  di studiare alcune lezioni, forse si trova anche noioso avere davanti pagine su pagine con usi e costumi di altri popoli apparentemente lontani, sapere cosa coltivino come le mitiche barbabietole da zucchero.

Una delle domande che temevo di più era quella dedicata al conoscere,  quali fossero i paesi confinanti, del  paese studiato.

L’ interrogazione era uno stress, ognuno di noi avrebbe preferito conoscere senza dovere andare a ripetere a qualcuno quello che avevi appreso il giorno prima,  ma dentro di noi, riuscire ad immaginare cosa potesse offrirti una terra diversa dalla tua aveva un fascino particolare, che si è protratto negli anni, nonostante i libri si chiudessero ed i miei studi non fossero umanistici.

Si diventa grandi e si comincia a mettere in pratica quello che hai appreso, i libri si mettono da parte e inizi con un vero esame di pratica.

Il nostro pianeta è immenso, puoi passare dai ghiacciai, al caldo tropicale, facendoti capire che alla fine sei davvero all’interno di nello spazio e che l’alieno per un altro potresti essere tu!

Quando devi scegliere la tua meta per un viaggio, magari ti perdi, facendo anche un piccolo giro virtuale sulla poltrona di casa tua su internet!

Cominciano le domande, sul dove andare, con chi, per potere  passare qualche settimana a conoscere, realmente quello che magari hai visto su una rivista o in un documentario che ti ha stregato.

Penso che una delle cose più affascinanti del partire sia quella di avere la  grande possibilità di incontrare nuova gente, che non avresti mai sognato che facessero parte della tua vita, quando avevi dodici anni e studiavi nella tua camera, quella pagina di geografia.

L’opportunità di interagire con persone nuove, mi apre il cuore, mi proietta verso l’infinito, il tendere una mano che si lega ad un altro in una terra straniera mi fa sentire cittadina del mondo, un puntino di quella rete che siamo tutti noi.

Queste sensazioni metafisiche che un viaggio può darti passano anche attraverso degli strumenti tangibili che ti accompagnano nei tuoi spostamenti.

Molte persone scelgono di raccontare tutto questo attraverso una telecamera, udito e vista vengono coinvolti portandoti direttamente sul palcoscenico dei tuoi itinerari, un modo per raccontare in maniera diretta quello che hai vissuto.

Io no, ho preferito sempre portare con me,  la mia macchina fotografica, una reflex con il suo peso, la sua stazza, la sua forma ed il suo colore: nero, grazie a lei sono sempre riuscita a fissare il mio punto di vista, la mia interpretazione di un luogo specifico.

Sapere giocare con la luce, con la composizione, con un semplice oggetto che puoi trovare in una stradina, può dare uno spunto nuovo ad posto che magari se fossi passato di lì, frettolosamente e senza una lente al collo avresti lasciato sfuggire nell’ oblio della tua mente.

Invece grazie alla tua passione puoi vedere una città, come nessun’altro l’ha mai vista, non è necessario infatti,  fare dei grandi spostamenti lungo l’asse terrestre!

Semplicemente, puoi preparare la tua attrezzatura fotografica, la sera prima, scegliere un paese sulla cartina della tua regione e partire, così una volta ho fatto.

Questa volta è stato grazie ad un articolo letto su un quotidiano, all’ interno del quale ho scoperto che nella mia isola, la Sicilia che sa solo di mare si erigeva un affascinante castello medievale, su una vetta, di un piccolo paesino.

Mi sono trovata lì, con una temperatura che non era più estiva, anche se era pieno Agosto, di sera un cielo stellato con ancora qualche desiderio da esprimere, lo sciame delle Perseidi  ancora non aveva finito di affascianarci.

Quando invece la nostra stella vitale sorgeva, si usciva a fotografare, per le vie di questo piccolo borgo medievale, c’erano piccole case,alcuni vicoli, delle salite e alcune discese, piccoli angoli in cui sognare ed altri in cui lasciarsi affascinare dal panorama offerto dalla natura, che non chiedeva niente in cambio, forse solo una delle mie fotografie.

Ricordo che camminando, mi sono trovata in una piccola villa, una di quelle che trovi nei piccoli paesini, in cui bambini ed anziani si ritrovano, come se la fanciullezza e la senescenza si incontrassero per guardarsi in uno specchio magico in cui ognuno di noi  può vedere la  propria vita scorrere ed unirsi in quel giardino incantato che da ogni suo lato, ti offriva uno spunto come la sua ringhiera che si affacciava sulle isole Eolie, viste da una altezza di quasi mille metri.

Cosa avrei potuto fare? Solo fermarmi a respirare quell’aria che solo lì, a Montalbano Elicona  ho incontrato, facendola entrare dentro di me, lasciarla scorrere in tutti i distretti del mio corpo, fino ai capillari per possederla.  Uno scambio gassoso, vantaggioso ricco di ricordi.

Dopo avere fatto questo,  ho tolto il mio treppiedi dalle spalle, ho preso la mia reflex, l’ho montata sopra la sua testa ed ho provato a comporre l’immagine che pulsava dentro di me,  ma che in quel momento doveva rimanere impressionata sul sensore della mia macchina, giuro che tanto piccolo non mi era mai sembrato, ed ho scattato , sperando che i colori ed anche quella atmosfera magica rimanesse dentro quella fotografia, come è rimasto dentro di me.

Sono passati dei mesi da quel viaggio, anche se riesco ancora a sentire, lo specchio che si ribalta ogni scatto.

Se non ci fosse stata con me la mia reflex,  i miei ricordi, sarebbero stati diversi da quelli che ho?

È stato come se mi aiutasse a costruire in me quella immagine latente che appare nitida ogni volta che penso a quel viaggio, solo un paio di giorni ma indimenticabili.

Amuli

July 14th, 2010 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (0 Comments)

Monachella dal suo nido, ha lo sguardo rivolto alle sue penne.

Ha affrontato un lungo viaggio, le correnti ascensionali sono svanite in un soffio.

Un vuoto d’aria, ed il suo battito d’ali è diventato meno forte, un volo più duro,

smarrito nell’ atmosfera.

E’ caduta, i metri fatti in picchiata verso il centro della terra, sono stati tanti, ma

ha continuato a volare, indebolita, ferita e sospesa tra la terra ed il cielo.

Non è capace più di tagliare il vento come lo era un tempo,

Adesso è, nella sua casa, dove si riposa e prova, adagio, a chiudere ogni amulo delle sue barbule, uno ad uno.

Apparentemente è la solita estate, di un anno qualsiasi, il 2010.

Il sole è alto in cielo, Guidaloca è sempre là, ha qualche pietra in meno ma rimane la mia baia.

Mio padre, è qui,  pronto ad accompagnarmi al mare, come fossi ancora una bambina, ma per lui sono sempre indifesa, sarà la “pecca” di ogni papà? Lui non me lo dice, non si è mai aperto così tanto ma dentro, so che pulsa, non sarei sua figlia e lui non sarebbe quello che ha determinato che io nascessi.

Ha paura di lasciarmi nelle braccia di questo mondo, teme che sia indifesa più di quanto non lo sia veramente, ha già visto come vivo il dolore,  anche se più di una volta, gli ho dimostrato di essere capace di fare molte cose e di sapere tanto.

E’ bello avere la consapevolezza che ci sia qualcuno che si preoccupi, ancora per te, nonostante tu abbia trentuno anni e tutti i presupposti o quasi, per avere una vita felice, ma Lui è sempre stato la mia ombra, fedele.

Se non fosse stato per mio padre, quante cose non avrei fatto e quante “avventure” mi sarei persa? Quante “follie” ha assecondato?

Forse se lo avessi ascoltato di più, adesso, la mia realtà sarebbe diversa dall’attuale, ma non sarei quella che sono e mio padre, Michele, lo sa.

Il filo invisibile con cui siamo legati, c’è sempre, ha cominciato a srotolarsi dal suo rocchetto nell’ Aprile del ‘ 79,

ha fatto un nodo più stretto a Febbraio del 2009 e ancora oggi in questa strana e assolata estate, continua ad esserci e a correre.

Su certi uomini si dovrebbero scrivere libri, su chi ha vissuto la guerra, la fame, e nonostante tutto è andato avanti ed creato con mia madre la mia famiglia, il mio nucleo di origine, fonte a cui attingere.

Oggi, in questa terrazza, con una palma vicino e dei pini poco distanti, mi chiedo quale sarà la prossima “avventura” che farò grazie a te, papà, e alle tue braccia, sempre  pronte a prendermi in braccio per non farmi scottare i piedi su una sabbia troppo calda.

Fiorella Mannoia cantava che siamo dolcemente complicate, Ruggeri, però l’aveva scritto, un uomo.

Come siamo noi donne? Quante sfaccettature abbiamo? Come riusciamo ad interagire con il mondo che ci circonda? L’altro come ci vede?

Ricordo, che ad un matrimonio ho sentito il prete ricordare a tutti noi, che la donna è la serenità della casa, in quel momento ho sorriso perché sapevo quanto posso essere confusionaria, sotto tanti punti di vista.

Fermandomi però a riflettere sulle parole del celebrante, sono passati due anni da quando l’ho sentita, ho  capito cosa ci volesse trasmettere, apprezzando e sognando quello che ci veniva descritto.

Questa è un’ altra contraddizione della mia vita, Ho dei forti dubbi su Dio ma quando sono in una chiesa, ascolto tutto con un orecchio critico, come se fosse una lezione di filosofia.

Sono una donna, posso solo immaginare, come un uomo ci possa immaginare, sognare e viverci ma so come siamo fatte noi, quanto possiamo essere forti in alcuni frangenti, come quando devi aiutare qualcuno che sta davvero male, mi è capitato: in quel momento ho trovato solo una direzione da seguire ed una azione da compiere.

Ma la stessa donna, in altri momenti sente la sua vita che le scappa tra le mani,  come se avesse una bottiglia di olio unta, che rovinosamente poi le cadrà a terra per sbriciolarsi.

Riesci a scoprirti  più nuda di quanto tu non fossi stata al momento della tua nascita, come se i tuoi nervi fossero tutti esposti per condurre il dolore fino al centro, non del tuo cervello ma, del tuo cuore.

Chi ci vede dall’esterno riesce a capire quello che riusciamo a sentire, uno sguardo può parlare? O sembriamo sempre le solite dal pianto facile,” risolvi problemi”?

Sapete quanto ci costa ogni lacrima versata?

Le nostre parole, per quanto dirette riescono ad entrare nell’anima di chi abbiamo di fronte?

Una mano, la nostra  protesa verso l’altro in cerca di aiuto, anche per una volta soltanto, può essere afferrata prima che l’oblio possa inghiottirla?

Forme di Lines

July 10th, 2010 | Posted by Serena Tudisco in A muzzo - (1 Comments)

Adesso ci sono i Lines Seta Ultra, sottili sottili, con le ali a volte traditrici ma in altre occasioni ti aiutano a planare con dignità.

Li trovi in confezioni viola, arancione, verde e blu come la notte.

Ai tempi del mio menarca, queste cose con esistevano e di sottile c’era ben poco, niente!

I Lines notte, che ovviamente utilizzavo pure di giorno,  nella seconda metà degli anni ’90 erano dei piccoli materassi duri, su cui avresti potuto anche dormire senza rete, nel sacchetto della spesa occupavano lo spazio che adesso è dedicato a tre rotoloni regina! Figuramoci l’idea di averlo in bustina in borsa, sarebbe stato lui il vero  accessorio cool!

Quando questo “materassino” mi faceva compagnia, visto che ancora gli ultra sottili non esistevano, avevo escogitato una tecnica: mi adagiavo su una sedia per dei minuti, sfruttando  il mio peso per creare qualcosa di più comodo e lontanamente più sottile con cui potere camminare con più disinvoltura.

Ai tempi avevo ancora dei pomeriggi da dedicare alle versioni, così durante la traduzione, davo forma, non solo al testo ma ad altro!

Polvere

July 9th, 2010 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (0 Comments)

La polvere a Palermo, sta coprendo tutto, anche la mia camera. Avevo chiuso la porta, speravo potesse rimanere fuori ed invece granello dopo granello si è dopositata su tutto, libri, lampade, sulle mie foto, sulle cornici.

Non ha risparmiato nulla, sembra scoppiata una bomba, forse è accaduto realmente.

Mi chiedo se le pareti sbriciolate deposte vadano rimosse da tutto, alla fine, il paesaggio anche se lunare sta cominciando a fare parte di me, sarò una aliena?

Solo il mio naso si ribella un pò, una forma di allergia fa a botte con una visione sbiadita, senza cavo HDMI, che appare più tenue, con dei colori pastello che mi sono sempre piaciuti.

Un Cassetto?

July 8th, 2010 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (4 Comments)

I ricordi dove li dobbiamo conservare?

In una scatola celata in un cassetto o in una mensola colpita ogni giorno dalla luce del sole?

Dobbiamo fare una cernita tra quelli belli e quelli dolorosi?

Forse sarebbe meglio mischiarli e vedere se dal bianco e dal nero si può ottenere una sfumatura di grigio, sempre che non si sia daltonici, come spesso accade quando il ricordo, vivo, aspro e pungente ti tocca da vicino, nella parte più intima di te.

Così, ti guardi intorno e ti sembra di avere qualcosa di pesante addosso che non ti lascia libera di camminare per quello che dovrebbe essere il tuo sentiero, per quanto in salita, scosceso, pieno di rovi, comunque la tua strada, in cui puoi incontrare mendicanti, artigiani e tanta altra gente, che può darti una mano oppure rallentare la tua corsa.

Così quella parte della nostro cervello dedicata alla memoria, diventa una arma a doppio taglio, da un lato ti aiuta ad andare avanti grazie alla rete che puoi  crearti con i tuoi ricordi,  ma dall’ altra possiedi dentro di te, qualcosa di affilato come lame che ti aspettano soltanto al varco della tua mente stessa.

Dovremmo avere un semplice interruttore per aprire questo circuito?

Voi cosa preferite? La scatola nascosta o la mensola piena di luce?  So per certo che la mia scatola è nel cassetto ma prende tantissima luce!

Mal di testa sulla A29

July 6th, 2010 | Posted by Serena Tudisco in A muzzo - (1 Comments)

Svegliarsi alle otto del mattino con il mal di testa e dodici ore dopo essere nella stessa condizione, dopo una pillola che non puoi replicare, ti da una sensazione quasi di percezione diversa della realtà, hai un occhio che pulsa e la narice che ti fa male.

Forse non sarei dovuta andare a mare nel tardo pomeriggio, ma dopo l’avere condiviso la mattina con una lavastoviglie, alle dieci del mattino ed una cappa, non ho resistito, nonostante tutto. Dietro di me, oggi come ieri, uno sfondo disegnato dalle curve delle montagne che incontri sulla A29, popolata da strana gente che come me,  in questo periodo, fa su e poi giù, giù e poi su, come se avesse perso la meta o smarrito qualcosa.

Come una cavaliere errante cammino da un golfo ad un altro della Sicilia e la mia testa diventa sempre più carica ed i miei capelli sempre più crespi.