Rischio di essere ripetitiva, lo so.

Stare nell’eremo forse mi fa bene, anche se sono sola, ha la capacità di alleggerirmi la mente dai problemi di ogni giorno o dagli incubi che non sono solo dentro di me la notte.

Ieri pomeriggio, ho corso un pò per le stradine di campagna, eravamo l’infinito ed io,  la riserva dello Zingaro, in lontananza, le viti, qualche mandorlo e le mie stradine, che mi hanno portato alla mitica “chiesetta”, per noi bimbi, un tempo era  il luogo più lontano e quasi proibito dove arrivare con le biciclette.

Nel giro che ho fatto, venticinque minuti tra camminata veloce e corsa ho incontrato, oltre alle tortore dal collare orientale ed alcune ballerine gialle, due bimbe,  a piedi che facevano una passeggiata, con un ramoscello di ulivo in mano.

Sembravano un pò annoiate, forse non sapevano come giocare.  Mi sono riconosciuta in loro, in quella che ero tra quei sentieri,  ed avrei voluto suggerire loro, come giocare in quella collina sconfinata, che adesso mi accoglie come una madre e mi protegge, dai pensieri, dalle idee, dalla vita stessa.

Il tempo lì, sembra essersi fermato, insieme a tante altre cose.

Angela

July 3rd, 2010 | Posted by Serena Tudisco in fraginesi - (4 Comments)

Stamattina sono stata a mare con una mia amica di infanzia, una di quelle con cui passi ogni estate, quando sei una bambina, ed i tuoi genitori ti portano a fare le vacanze, lontano dalla tua città natale.

Una di quelle amiche con cui ti promettevi che ogni inverno sarebbe stato diverso e che vi sareste incontrate, nonostante nessuna delle due potesse in realtà realizzarlo ed ogni anno passava in attesa di un’ altra estate con altri pomeriggi assolati, sudati, sulle bicliette a sognare magari quello che abbiamo fatto oggi: andare da sole a mare, ascoltare le onde che si infrangono,  masticare sabbia ma riuscire anche a sorridere.

Di anni, ne sono passati quasi venti, da quei pomeriggi che continuano ad essere caldi, sudati e con, per quello che mi riguarda, ancora qualche sogno da realizzare sulle punta delle mie dita scivolose, ma Angela si chiama così, è sempre la stessa bambina che mi sa porgere la mano se cado dalla bicicletta.

Per il mio compleanno, ho ricevuto una bellissima Diana+, per chi non la conoscesse è una delle macchine fotografiche, che fanno parte della famiglia Lomo.

E’ una 6×6, ma puoi anche usarla con il dorso 35 mm, è arrivata a Palermo in una bella scatola, in cui c’erano delle pellicole in omaggio.

La prima, nonostante l’attesa, ha lasciato poca impressione, sia su di me che sul negativo, cosa più importante!

Con il secondo rullo ho anche cambiato laboratorio in cui fare sviluppare e “scansionare” adesso ti fanno anche questo, e ne ho scelto uno più vicino a casa, non lo avessi mai fatto!

Sono entrata, ho lasciato i rulli, dopo un ‘ ora sono passata a ritirarlo, il negoziante, un po’ senza parole, ha esclamato “ Ma fa esperimenti? Corsi? Perché per ora vanno di moda”, io un po’ imbarazzata ho riso, ho provato ad spiegare cosa fosse la Diana ma il tentativo è stato vano, perché il mio accompagnatore ed io siamo stati presi per due disperati senza un strumento fotografico tanto da dirci:

Se volete una macchina fotografica usa e getta ve la regalo io!…… Senza pellicola però!

Qui nel mio eremo, dovrebbe esserci tutto, anche a livello atmosferico, come altezza ci siamo, ogni gas dovrebbe essere nella giusta proporzione, l’azoto c’è, l’ossigeno pure, l’argon non manca. Ed invece è come se fossi in alta montagna con dei gas rarefatti che mi impediscono di compiere perfettamente la mia funzione respiratoria.

Se fossi una pianta, sarei già satolla del sole siciliano, capace di fare vivere e crescere dal più piccolo cotiledone al più grande albero, ma purtroppo sono un essere umano, ed ho bisogno di avere i miei gas, quelli che mi hanno fatto diventare una donna, e la persona che sono, bella o brutta che sia, a voi la scelta, come una pianta, con i suoi rami, le sue foglie, ed i suoi frutti.