Archive for August, 2010
Francesine
Ho creato un blog dedicato completamente alle scarpe: http://www.che-scarpe-mi-metto.blogspot.com/ venite a leggere i post aggiornati lì!
Un anno fa, quando sui giornali cominciavano a farsi vedere nelle pagine dedicate alla pubblicità le prime francesine, cominciavo anche io a farmi influenzare. E’ un modello di scarpe che mi è sempre piaciuto, quella forma che ricorda l’austerità della Signorina Rottermaier, tacco imponente ed un plateau che ti sostiene, slanciandoti con un solo centimetro in più, in alcuni casi!
Non ho resistito, ed a Ottobre del 2009 ne ho subito preso un paio, ricordo anche il commesso del negozio, guardomi con soddisfazione, disse che non erano tutte le clienti a chiedere quelle scarpe chiamandole con il loro nome, ovviamente non sapeva chi aveva davanti, avrei forse dovuto mostrargli i miei stivali “Les Tropeziennes”, che conservo come un trofeo?
Andiamo al fulcro del mio post di oggi però: quest’anno purtroppo, ho cominciato ad intravedere delle rivisitazioni delle francesine: quelle “open toe” o quelle in camoscio con dei tagli trasversali con dei tacchi che non seguono la linea della scarpa.
Le boccio in toto, nessuno di questi nuovi modelli, ha incontrato il mio gusto, il modello sembra snaturato, perdendo il suo aspetto austero ed affascinante che con un abbigliamento giusto e ricercato può essere anche molto sexy!
Filiere e Figli
Ieri, il solito dubbio se scattare o meno questa foto all’aracnide che avevo di fronte, ad occhio nudo non era proprio il mio tipo, avevo il timore di avere quel brivido lungo la schiena inquadradolo con il mio obiettivo: un 100 macro f/2.8 della Canon.
Piano piano sono riuscita ad avvicinarmi, non era così spaventoso e facendomi spazio dentro il suo microcosmo, mi sono accorta che sopra di esso c’erano anche i suoi piccoli ragnetti! Affascinante no?
Cuore, Fegato o Cervello?
Il cuore dovrebbe essere come il fegato o è giusto che ogni organo abbia le sue funzioni?
Lasciamo che sia il secondo a rigenerarsi ed il primo a spegnersi piano piano con piccoli infarti?
Esistono centri alternativi da cui fare partire l’impulso elettrico, ma equivalgono agli stessi battiti del nucleo pulsante iniziale?
Hanno la stessa qualità e lo stesso ritmo penetrante?
Alla fine, quando è tutto volge al termine, è il cervello ad averti lasciato ed il tuo cuore continua a battere da solo ma per chi?
Mare Forza 9
La direzione per il viaggio sembrava quella corretta, la rotta era impostata, il gasolio era parecchio, il mare era calmo.
Il progetto inizialmente sembrava un pò campato in aria, i presupposti e le competenze non erano dei migliori, ma da parte mia c’era tutto l’entusiamo di arrivare a destinazione, per potere godere della giusta ricompensa dopo tanti sforzi e giorni di navigazione in un mare che piano piano mi accoglieva.
L’idea era quella di andare avanti, avendo qualcosa di importante da preservare da tutto e tutti, riuscendo a portarlo indenne al porto di destinazione, credevamo di avere fatto uno dei migliori imballaggi, resistenti ad ogni agente atmosferico, ma non era così.
Il tempo cambiava ed il cielo azzurro che vedevi all’orizzonte era diventato nero e cupo.
Ero da sola forse al timone, il mare si ingrossava ed io seguendo la rotta, perdevo di vista quello che poteva succedere intorno a noi, non avevo calcolato tutte le tempeste che durante un lungo viaggio si possono abbattere sulla tua barca, errore da principiante il mio.
L’acqua adesso entrava, scardinando tutto, ogni schricciolio era come se fosse una ferita sul mio corpo, nonostante a bordo ci fosse un grande meccanico pronto ad intervenire con maestria, ma certe lacerazioni attraversano le tue membra e vanno oltre.
La stiva, dove si trovava il nostro tesoro si riempiva d’acqua, rovinando tutto.
Anche la cambusa cominciava a svuotarsi, lasciandoci affamati di quel pane che nei primi periodi era riuscito a sfamarci tanto, da non volerne quasi più.
E’ così ad un tratto ci si è trovati affamati, e con gli occhi spenti, pronti ad essere nutriti dalle nostre stesse viscere, che non attendevano altro che essere mangiate fino all’ultima nostra fibra muscolare.
Attaccata con la “Sputazza”
Qui a Palermo, tra i banchi di scuola, quando di mattina si arrivava in classe e si chiedeva ai compagni se avessero studiato la lezione di storia o di scienze, si poteva ottenere da alcuni la seguente risposta: ” si sturiavo, aiu i cose attaccate ca a sputazza“…. per indicare che lo studio fosse stato, il pomeriggio precedente, davvero superficiale.
Oggi, quasi vent’ anni dopo, ho anche io questa sensazione di “sputazza” non per lo studio ma per precarietà data dal vuoto che hanno lasciato i miei fratelli partendo dall’eremo, dopo questa lunga estate, che volge al termine.
I miei 2/3 sono partiti, mi hanno aiutato, sostenuto, divertito, distratto, nutrito, ascoltato, sopportato.
Adesso che entrambi si sono allontanati fisicamente, ho l’ impressione di avere fatto un passo indietro, quando siamo insieme è tutto uguale agli anni in cui si era in sei a casa, il tempo passa ma noi siamo sempre gli stessi tre fratelli.
Le stanze vuote mi turbano, i silenzi dati dall’assenza mi destabilizzano, ed il suono prodotto da esso grava sui miei timpani, sgomitando nella mia anima.
I miei sentimenti prodotti anche da questi momenti, sono qualcosa di cui vado fiera, non nè ho vergogna, sono il mio tramite verso il mondo, sia che mi facciano stare bene, sia il contrario, li vivo come è giusto che sia.
Seguo le loro tracce ed il loro sentiero mi aiutano a riflettere su cosa sia importante nella vita, anche se oggi , devo ammettere che nonostante tutto: mi sento davvero attaccata con la “sputazza“.
Stenopeica di Ferragosto
In questa serata di Ferragosto, in cui non si può cenare perchè il proprio stomaco si rifiuta, ci si può dedicare ad altre attività che possono distrarti da quella sensazione di nausea mista a fame che ogni tanto ti prende.
Io, ad esempio, ho cominciato a leggere e ripassare qualche concetto sulla fotografia stenopeica, vagando per la rete si può trovare diverso materiale da consultare sia divulgativo che non, con tante immagini scattate con questo strumento affascinante, ciao obiettivi serie L, io scatto senza lenti, ho solo un piccolo forellino!
Siamo nell’epoca del digitale, la lotta è all’ ultimo pixel, ho rallentato la corsa, sono ferma ad otto milioni ma ho anche fatto un passo indietro, tanto da arrivare quasi agli albori della fotografia.
Dalla mia parte ho solo una superfice sensibile alla luce sulla quale potere lasciare un’ immagine fissa e duratura nel tempo, sempre che riesca ad impressionare qualcosa!
Adesso rimane il problema finale ma centrale, l’ esposimetro esterno che devo acquistare, sarà lui ad aiutarmi quando saremo soltanto in tre: la mia stenopeica, il mio treppiedi ed io, in una Palermo che forse mi attende e che presto mi avrà nuovamente per le sue strade.
Blog d’Estate
Le visite scarseggiano, i commenti anche: quanti saranno i blog aggiornati il 13 di Agosto?
Nell’immaginario estivo, puoi pensare a tante cose, ma non che ci sia qualcuno seduto ad una scrivania a sudare, che scrive un post, per alcuni poi ,la connessione dal mare è un concetto astruso.
Ho quasi bramosia, di leggerne altri, non scritti da me, quanti blogger ci sono in giro per internet che si fermano qualche minuto a scrivere il loro pensiero, aprendo un caldo pc?
Ci siete?
In realtà io non sono proprio in “ufficio” ma sul mio letto, ovvimente nell’ eremo, distesa e con il mio portatile rosa sulle gambe, come se già la temperatura non fosse alta, le pale del ventilatore girano, le tende sono rosse ed il sole picchia come in ogni Agosto siciliano che si rispetti, non sento più nemmeno le cicale.
I pensieri si inseguono, come fanno i gatti con la loro coda ed il mare è lontano solamente mille metri da me.
Che faccio, chiudo il mio computer e vado pure io?
Poso i pensieri e prendo il mio costume, viola?
Riflessi
Qualche notte fa, mi è successo di vedere una mia foto, scattata tre anni fa, credo fossimo vicini al Natale.
Uno scatto di cui non avevo più memoria, era una immagine sopita, tra le cartelle di un computer.
Guardandola dopo tanto tempo ho provato tenerezza, verso quella ragazza riflessa in uno specchio, con i riccioloni lunghi e arruffati come i suoi pensieri.
Una maglia un pò sollevata ed un fianco nudo, scoperto all’ obiettivo con il suo candore che forse ancora in poche hanno, tra le dita un’etichetta e la sensazione palpabile di imbarazzo provata ogni volta che una lente incontrava il suo corpo.
Avevo ventototto anni, tanti riccioli e qualche chilo in più di adesso.
Adesso, guardo quella ragazza e non mi riconosco, forse il tempo che passa ti cambia e quella ragazza nella foto a due dimensioni non sono più io, o meglio l’altra “monachella” ha vissuto, ci ha provato ma è sfuggita, andando via, lasciando una donna, con il suo bagaglio, pronto per il suo prossimo viaggio.
Due
Tanti auguri al mio piccolo nipotino Renato, oggi compie due anni, grazie a lui ho imparato tante cose, anche l’essere capace di tenere tra le braccia un neonato, prima avevo terrore ma per stringere lui, ho superato la paura.
E’ piccolo piccolo ma è come se fosse un concentrato di emozioni, basta uno suo sguardo per fare sciogliere una zia che vive lontano, vederlo interagire con “minimicio” mi fa emozionare, capisco la sua inclinazione verso gli animali, come la mia ed è una sensazione bellissima.
Famiglie moderne, che sembrano avere fatto un salto nel passato ma oggi le distanze non ci sono: è qui con me, siamo insieme nell’eremo pronti ad augurargli un buonissimo compleanno!
