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Quanto ci appartiene la vita?

Edward-Weston fotografa Tina-Modotti

 

Ogni mattina ti svegli e pensi che la vita ti appartenga e che sia tu l’artefice, ma è davvero così?

Forse no, tante sono le componenti che possono influenzarla: una telefonata, un incontro, uno sguardo, un evento, un incidente: qualcosa che non avevi pianificato irrompe nella tua vita e prova a mutarla.

Molti scelgono di provarci,  pensando che, quello accaduto possa essere dettato dal fato e allora si cambia strada come se un vento dirompente ti avesse attraversato la strada, sconvolgendo quello che era stato fino a quel momento: i capelli si arruffano e gli occhi si strizzano e non si capisce più niente.

A volte mi chiedo se dipenda dalla maturità della persona,  il volersi lasciare trasportare da questi avvenimenti, dalla noia, dalla voglia di cambiare una vita che non ti soddisfa più, poi, mi guardo intorno o allo specchio e mi accorgo che ogni giorno che passa della nostra vita è un gradino in più della personale crescita e formazione.

Tornare indietro equivale ad un fallimento, perché se siamo arrivati a fare determinate scelte, stavolta, senza che il caso ci mettesse il becco, siamo stati noi i registi di questa pellicola.

Se penso, velocemente agli anni passati, quasi stento a riconoscermi e tutto questo non può perdersi né scontrarsi con altro, il travaglio personale, la nostra storia ci determina su questo pianeta.

Si impara, si continua ad apprendere, si diventa un caleidoscopio di informazioni e conoscenza.

 

Proviamo a non perderci in una bolla di sapone, affascinante ma che dura un istante,  pensando a cosa siamo e cosa abbiamo vissuto per essere quello che siamo oggi.