Se il tuo amico ti invita a cliccare “mi piace”

Se il tuo amico ti invita a cliccare “mi piace”

Negli ultimi anni dalle elezioni nazionali (2013), ho lavorato come social media manager alla Camera dei Deputati, classicamente e rigidamente si dice “collaboratore parlamentare”.
Sono tanti gli aspetti che vanno curati in questa professione, altrettante le attività che ruotano intorno ad un parlamentare e alla sua vita, che mai come oggi è sotto una lente di ingrandimento. Il vetro attraverso il quale viene osservato è costituito proprio dai Social Network: puoi negarlo quanto vuoi, essere anacronistico, dire di non capire Twitter ma “chista è a zita”, cioè questa è la situazione allo stato attuale delle cose.
Il territorio è terra fertile, ogni stretta di mano è un seme che viene piantato, mai va perso di vista e sottovalutato: se non hai quello non hai voti.
Il primo partito più forte online in realtà è il primo tra la gente, nei posti più piccoli fa sentire la sua presenza, impariamo quello che c’è di buono da prendere.

Il mio lavoro è nato sulla Rete, faccio questo per passione, per vocazione e inclinazione, da quando ho deciso di lavorare, ho sempre fatto solo questo, non conosco quindi gli altri ambienti lavorativi, so che nel mio stanno tutti con il fucile puntato, ma io non ho il porto d’armi.

Queste due premesse a prima vista disconnesse tra di loro hanno in realtà in filo comune che le lega. Avete presente quella specie di comandamento scritto sulle tavole di Zuckerberg?

“Se sei Social Media Manager non puoi invitare i tuoi amici a cliccare “mi piace” alla Pagina che gestisci“.

Regola che può avere un senso, perché si ipotizza un numero basso di interazioni dato che l’amico ti sta soltanto facendo un favore ma in realtà non è interessato al contenuto della Pagina.
La mia politica? Raramente invito amici a cliccare “mi piace” a pagine per le quali lavoro, anche perché i “mi piace” vanno fatti sul campo, ma qualche tempo fa ho fatto un’eccezione, spinta dall’idea che le persone invitate fossero potenzialmente interessate. Ho praticamente individuato un target: erano tutti contatti ai quali avevo riconosciuto una determinata sensibilità e inclinazione alla riflessione e al pensiero.
Lo faccio, ormai la decisione è presa, inizio ad invitarle: un numero esiguo di persone, la mia piccola cerchia ma tempo 10 minuti, ecco sparire il sorriso e presentarsi l’arma (di cui sopra) in forma anonima ma ricca di dettagli.
Le parole credo fossero: “…avere scritto Social Media Manager come professione e invitare gli amici a cliccare “mi piace” per la pagina del cliente…“.
Penserete, “Serena soffre di manie di persecuzione”, probabile ma anche no, un errore però l’ho fatto, uno: inserire quella persona nel mio target di persone sublimi…