“Fine del lavoro presso Camera dei Deputati”, il mio

“Fine del lavoro presso Camera dei Deputati”, il mio

​Sono passati già cinque anni da quando abbiamo votato l’ultima volta, lo so è un dato di fatto ma questa legislatura è stata la prima che ho potuto guardare dall’interno e nonostante i tre presidenti del Consiglio e il governo di larghe intese, ci sono affezionata.
Ho scoperto che credere in quello che fai, mettendoci l’anima, porta i suoi frutti anche se non conosci nessuno, non sei figlia di nessuno (in che senso avete capito) e non hai legami con i politici di turno che spesso sanno solo promettere (momento populista).
Così nella XVII legislatura ho varcato le porte di Montecitorio, ATTENZIONE, fisicamente soltanto un paio di volte: il mio lavoro si fa da casa, tranquillamente. Che geek sarei se curassi la comunicazione online trasferendomi a Roma?

Certo la prima volta in via del Vicario, al Palazzo dei gruppi parlamentari, ero molto emozionata perché la politica ha sempre fatto parte di me, anche per questo adesso sorrido quando sento qualcuno definirsi attivista…ma di cosa?

E poi diciamocelo…ero alla Camera dei deputati a fare il lavoro che praticamente ho creato da zero, con l’ausilio soltanto della sottoscritta e una cerchia ristretta di persone con cui confrontarsi. Se pensate che nel 2012 proponevo dirette LIVE, quelle che adesso fanno tutti e sentendosi troppo WOW e troppo 2.0.

Quando ti dicono che tra donne c’è poca solidarietà racconto sempre che questa opportunità mi è stata data proprio da due di esse in due periodi differenti di questi cinque anni.

Due donne, due deputate, due persone che si sono affidate, capaci di accogliere quello a cui pensavo e che creavo, le ringrazio ancora per la loro apertura e la loro fiducia sia in me sia nel mio lavoro. 
Un ricordo emblematico di fronte al Transatlantico che ho è l’avere incontrato, passeggiando con la deputata con cui ho iniziato questa avventura, la mia scrittrice preferita. Sapevo bene che anche lei fosse Parlamento ma lungi da me andarla a cercare, sono timida io: il nostro rapporto era limitato a qualche messaggio su Facebook e gli incontri alle presentazioni dei suoi libri.

Quando l’ho vista la voce non mi è uscita dalla vibrazione delle corde vocali ma dal cuore…ricordo poi lo sguardo della “mia” deputata: sapeva della mia passione per Michela Marzano ed era contenta che l’avessi incontrata.
Così dopo una piccola pausa di alcuni mesi dalla Camera in una agenzia pubblicitaria, volevo provare a lavorare in team, un messaggio di buon compleanno spedito si è trasformato in una opportunità di lavoro ancora più emozionante, una crescita continua davvero, una fame insaziabile, una voglia di conoscenza profonda.

Ho iniziato così ad essere la collaboratrice di Michela, come racconto sempre ai miei amici, è stato come se avessi lavorato a 16 anni per i Bon Jovi, mia amata band adolescenziale!

Le sue battaglie in Parlamento per i diritti sono state anche le mie, lo erano da prima lo sono state ancora di più seguendole da vicino e scoprendo giorno per giorno che persona stupenda fosse ma questo lo sapevo già…

Le persone che ho conosciuto in questi anni sono state e restano validissime, dentro quei palazzi, dietro le quinte: una macchina stupenda che è fatta da professionisti che meritano tanto e spero lo abbiano.

Così venerdì, a 48 ore dal voto, aggiornerò la mia posizione lavorativa su Facebook scriverò: “Fine del lavoro presso Camera dei Deputati” ma quanto mi dispiace ma quanto?
Come dice Renzi, non ho nessun paracadute, nessun vitalizio, nessun altro deputato che aspetta di essere eletto per chiamarmi, non ho niente ma sempre a testa alta.