Se Google pensa alla donne, scatta l’ira funesta

Se Google pensa alla donne, scatta l’ira funesta

Quanto livore scalda gli animi quando viene realizzata un’azione propositiva nei confronti delle donne,
che siano le antiche quote rosa o la più moderna alternanza di genere c’è sempre da dire qualcosa contro.

C’è da criticare anche se Google, da anni impegnata a colmare il gender gap, decida di promuovere all’interno di un suo prodotto l’imprenditoria femminile attraverso un “attributo”. Una semplice etichetta che sottolinea la “Women led” dell’azienda o impresa commerciale che sia, presente su Google My Business e di riflesso su Google Maps.

Non c’è nessuna bandierina speciale piantata da Google, no, c’è soltanto la voglia di sottolineare che nonostante tutte le difficoltà, una donna ha il suo puntino sulla mappa.

Risparmiatevi la storiella che le difficoltà o i pregiudizi sono uguali o nell’ultima campagna elettorale non avrei dovuto dribbalare gli uomini che credevano fossi la segretaria.
Non succede solo a me, una mia amica, laureata in ingegneria, mi ha raccontato come in una riunione di lavoro sentiva chiamare tutti i colleghi dottori e lei era sempre la “signorina”: è dottoressa come gli altri ma ha dovuto ricordarlo all’interlocutore.

Adesso pensatela nella sua impresa…ben venga quindi l’attributo su Google della sua Azienda!

Su Facebook, all’interno di un gruppo è stata riportata questa novità di Google My Business, dopo la mia segnalazione, leggevo i commenti e pensavo..”sto tranquilla, non intervengo, non alimento il flame”, ma l’ho dovuto fare, quando si supera il limite si deve…

Sono stata assalita dai commenti che la pensavano in maniera diametralmente opposta, ma questo già lo sapevo, tanti uomini e tante donne che accusavano Google di avere discriminato le donne.

Ovviamente la discussione si è conclusa con un ragazzo che diceva che io non capivo niente…certo.

Gli argomenti erano diversi, ve ne riporto qualcuno:

Mah! In teoria non dovrebbe fare differenza. Quindi perchè segnalarlo?

Il fatto di segnalarlo è un metodo uguale alle quote rosa: pessimo e ancor più stigmatizzante. Scrivo “in teoria non dovrebbe”, l’italiano è chiaro.

L’opposto di trattamento paritario

un conto è se si registra una proprietá intellettuale con menzione o una persona, ma nel Gmb cosa cambia? piú che uno squilibrio di genere vedo qualcosa di totalmente inutile

Sessismo mascherato da anti-sessismo altro che ridurre il gap di genere. Trattamento paritario significa evitare discriminazioni, a Google e un po’ in USA in genere invece sta spuntando la moda trattare le donne come si fa con i “bimbi speciali”. Di un’azienda non è rilevante il sesso o l’etnia dei fondatori, ma la qualità del servizio offerto.

[sarcasm]Ottima iniziativa per contrastare il messaggio che siamo tutti uguali e potenzialmente ugualmente competenti… Auspico a breve anche l’indicazione dell’orientamento sessuale del titolare. [/sarcasm]

Personalmente lo trovo discriminatorio e antico… è importante il genere dei fondatori di una azienda?

Adesso discrimino io, discrimino le donne che anche questa volta hanno perso l’occasione di capire, per gli uomini forse è una partita persa, c’è sempre quel timore che li rode dentro di dovere dividere la torta che da millenni mangiano da soli…
Con un tassello dopo l’altro si va avanti e facendo così, invece di aggiungerli, li sottraete!
Ragazze, non fermatevi agli slogan ma andate avanti, leggete, approfondite tutto quello che viene fatto ad esempio da Google e Facebook.

Vi lascio alcuni link che possono essere utili per conoscere meglio i progetti e il mondo che ruota intorno.