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Malinconia da Eremo
Da tre anni poi, sono arrivati i nostri nipotini che rendono ancora più magico questo luogo perchè li puoi vedere scoprire quello che per noi ormai era l’ovvio: la scala ad esempio, che porta alle camere da letto, grandissima attrattiva per ciascuno di loro, migliore di qualsiasi giocattolo.
Si immagina quello che saranno, arriveranno le loro biciclette come quelle che abbiamo avuto noi, i piccoli litigi, le grandi alleanze , amicizie che dureranno una vita tra queste strade senza asfalto, selvagge, che ci hanno sbucciato le ginocchia ma che ci hanno fatto crescere.
Io Andrei
Ieri sera a cena, in un momento di riflessione, ho capito che è giunto il momento di tornare in quel luogo da cui sono andata via, malamente, ma è la mia città!
Oggi qui piove, ho aspettato tanto che la pioggia cadesse sulle mura della mia casa per lavare via tutto quello che era rimasto sulle pareti, forse della resina degli alberi, era qualcosa di naturale ma vischioso.
Tornerò a Palermo, lasciando con tanta nostalgia questi luoghi che mi hanno consolato e nascosta.
Quest’ anno si aggiunge la consapevolezza che sentirò la mancanza di due persone che mi sono state tanto vicine, senza chiedere nulla in cambio. Il loro affetto mi ha colpito, il cercami, lo starmi vicina, nonostante questa estate non fossi molto “gestibile”, mi la lasciato senza parole e ha riempito il mio malandato cuore di gioia.
Forse è anche questa una mia caratteristica, quella di riuscire ad aprirmi completamente verso chi sta bene in mia compagnia e sente dell’affetto sincero per me.
Con la promessa di venire più spesso nel mio eremo, per loro, lascio Angela e Nello i miei “genitori adottivi”, qui.
Grazie davvero per tutto, senza di voi sarebbe stata una stagione più difficile.
Correre nell’Eremo
Oggi ho corso quarantacinque minuti per il mio eremo.
Ho indossato il mio abbigliamento da panterona nera nike, le mie pegasus e sono partita alla volta delle stradine di terra battuta che incontri, ma quanto è bello farlo per questi luoghi intrisi di campagna e di ricordi?
Incontri poca gente, qualche mezzo a quattro ruote, molti cani, per fortuna quasi tutti dietro un cancello chiuso ed il mare che vedi in lontananza, la statale che passa tanti metri sotto con le automobili che non fanno più rumore e le montagne che grosse, alte e verdi ti fanno sentire protetta.
Potrebbe essere qualsiasi anno del novencento, nel mio eremo, l’unica cosa che ti fa capire di essere già nel 2010 è il mio iPod con tanto di sensore collegato alla scarpa ma per il resto, hai solo aria pura, come poche, da prendere tutta dentro di te.
E’ veramente diverso correre per le strade del mio agrodolce eremo, qualcuno vuole forse farmi compagnia, anche se mi chiedo,
sarebbe lo stesso non essere più sola con la mia storia che sobbalza ogni passo?
Eremo “plus”
Rischio di essere ripetitiva, lo so.
Stare nell’eremo forse mi fa bene, anche se sono sola, ha la capacità di alleggerirmi la mente dai problemi di ogni giorno o dagli incubi che non sono solo dentro di me la notte.
Ieri pomeriggio, ho corso un pò per le stradine di campagna, eravamo l’infinito ed io, la riserva dello Zingaro, in lontananza, le viti, qualche mandorlo e le mie stradine, che mi hanno portato alla mitica “chiesetta”, per noi bimbi, un tempo era il luogo più lontano e quasi proibito dove arrivare con le biciclette.
Nel giro che ho fatto, venticinque minuti tra camminata veloce e corsa ho incontrato, oltre alle tortore dal collare orientale ed alcune ballerine gialle, due bimbe, a piedi che facevano una passeggiata, con un ramoscello di ulivo in mano.
Sembravano un pò annoiate, forse non sapevano come giocare. Mi sono riconosciuta in loro, in quella che ero tra quei sentieri, ed avrei voluto suggerire loro, come giocare in quella collina sconfinata, che adesso mi accoglie come una madre e mi protegge, dai pensieri, dalle idee, dalla vita stessa.
Il tempo lì, sembra essersi fermato, insieme a tante altre cose.
Angela
Stamattina sono stata a mare con una mia amica di infanzia, una di quelle con cui passi ogni estate, quando sei una bambina, ed i tuoi genitori ti portano a fare le vacanze, lontano dalla tua città natale.
Una di quelle amiche con cui ti promettevi che ogni inverno sarebbe stato diverso e che vi sareste incontrate, nonostante nessuna delle due potesse in realtà realizzarlo ed ogni anno passava in attesa di un’ altra estate con altri pomeriggi assolati, sudati, sulle bicliette a sognare magari quello che abbiamo fatto oggi: andare da sole a mare, ascoltare le onde che si infrangono, masticare sabbia ma riuscire anche a sorridere.
Di anni, ne sono passati quasi venti, da quei pomeriggi che continuano ad essere caldi, sudati e con, per quello che mi riguarda, ancora qualche sogno da realizzare sulle punta delle mie dita scivolose, ma Angela si chiama così, è sempre la stessa bambina che mi sa porgere la mano se cado dalla bicicletta.
Azoto, Ossigeno, Argon
Qui nel mio eremo, dovrebbe esserci tutto, anche a livello atmosferico, come altezza ci siamo, ogni gas dovrebbe essere nella giusta proporzione, l’azoto c’è, l’ossigeno pure, l’argon non manca. Ed invece è come se fossi in alta montagna con dei gas rarefatti che mi impediscono di compiere perfettamente la mia funzione respiratoria.
Se fossi una pianta, sarei già satolla del sole siciliano, capace di fare vivere e crescere dal più piccolo cotiledone al più grande albero, ma purtroppo sono un essere umano, ed ho bisogno di avere i miei gas, quelli che mi hanno fatto diventare una donna, e la persona che sono, bella o brutta che sia, a voi la scelta, come una pianta, con i suoi rami, le sue foglie, ed i suoi frutti.





