Dica 33

April 26th, 2012 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (2 Comments)

Lady OscarQuasi una settimana fa incontravo Michela Marzano: una delle prime “matasse” che ha sciolto riguardava il suo essere troppo: nel fare, nel pensare, nell’amare, nel dare….. e come spesso accade quando l’ascolto o leggo le sue parole mi riconosco.
Perché anche io sono troppo, ed il troppo a volte stroppia e fa male.
Ci sono giorni in cui pagherei per essere superficiale, distratta, atarassica, invece di essere quella che sono.
Oggi che compio 33 anni, capisco che sarà, sarò sempre così, anche se in questi anni sono riuscita a costruire degli argini.

Spesso chiedo a mia madre da chi abbia “ereditato” questo temperamento, mi domando se è frutto di un tratto di DNA o se crescendo ci sono diventata, giorno dopo giorno, rispondendo agli stimoli esterni.
Sembra strano ma è possibile che i cartoni animati che da piccola, abbiano avuto un ruolo nello sviluppo della mia indole: Mimì Ayuhara, Lady Oscar, Candy Candy.
Tre donne diverse, cresciute anche in epoche differenti, con un unico minimo comune denominatore: una grande passione, troppa? Forse si, ma necessaria per portarle avanti nel loro percorso di vita con uno scopo: quello che fa andare avanti sempre, che non ferma, che non fa scendere a compromessi perché solo a sentire questa parola si perderebbe la propria immagine riflessa in uno specchio che fino a ieri era amico.
Ci sono ostacoli, difficoltà e tanta cattiveria, spesso gratuita, che molte persone, anche nella vita vera, riversano addosso ma non possono essere queste cose ad allontanarci dal nostro percorso, anche se a volte riescono a rallentarlo ma non a fermarlo.

Continuerò, comunque, a sciogliermi in un abbraccio, a perdermi nel tempo osservando una specie, magari felina, a rimanere ancora una volta delusa perché credevo di essere importante per un amico, a sognare che la mia famiglia rimanga sempre così, anche se già si è spezzata, a ridere con mio cognato Valerio, a distrarmi davanti ai fornelli, a ricongiungermi con me stessa quando nuoto, a percepire la mia anima in una fotografia scattata.

Cento

March 26th, 2012 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (2 Comments)

Cento volte ci siamo guardate, altrettante ti ho studiato. Ti ho conosciuto che eri già grande, anche se per me era come se fosse iniziato tutto insieme, invece di anni ne avevi già sessantasette.

Fisicamente non ci somigliamo, forse le caviglie sottili, ed un po’ di miopia ma alcuni tratti del carattere invece sono simili.

Quando ero piccola e ti sentivo raccontare le tue storie di quando eri una ragazza mi chiedevo come avessi fatto a fare certe scelte, chiedendomi dove si trovasse la forza per farle , nonna, anche io sono cresciuta e ho trovato la stessa forza e determinazione che mi sbalordiva ascoltandoti, ma che mi affascinava.

Il nostro rapporto era affascinante, capaci di mangiare pizza e bere della birra, quando eravamo sole, come se fossimo due amiche, anche se già avevi più di novant’anni, o di litigare come sorelle, oppure di guardare youtube insieme.

Oggi sarebbero stati 100 di anni, stanotte ci siamo abbracciate, c’è chi dice che i sogni non siano nulla, solo un esercizio per la mente, ma quando accade di perdermi tra le braccia di qualcuno che non c’è più, provo una felicità che raramente da sveglia ho sentito.

La notte

February 11th, 2012 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (0 Comments)

La notte che credevamo non potesse esistere

La notte che abbiamo esorcizzato

La notte del mio sguardo perso

La notte del mio ‘900 che finisce

La notte di un altro sospiro negato

La notte in cui il passato non sarà mai più futuro

La notte in cui nessuno può fare nulla

La notte che mi ha reso insonne

La notte più lunga della mia vita

La notte in cui che tu eri serena ed io no.

Ok, sono giorni che voglio scrivere, apro e chiudo word, prendo in mano la penna e la moleskine e chiudo anche quella.
Foglio bianco, nervi a fior di pelle. Per chi per cosa?
Le feste ricche di abbracci freddi e baci asettici mi stanno strette, mi fanno capire quanto io sia lontana da questo e da tante altre cose, sembra quasi che me ne faccia un vanto, un manifesto, le mie tavole ma alla fine io parlo ed io mi ascolto e sempre io ne pago le conseguenze.
Perché bisogna omologarsi, piegarsi, io non ce la faccio, io non voglio, se invece voi non potete fare altrimenti vi prego statemi lontano, ognuno per la propria strada, spero parallale.
Ho ormai trentadue anni di esperienza, con diversi master, mi posso arrestare un secondo ma ormai poche cose mi scalfiscono, l’amica e la donna perfetta che ero o credevo di essere, non c’è più.
Veramente datemi solitudine, fatemi fondare un asocial network, sono pronta a darvi la strategia giusta.
Riesco ad essere imbronciata anche con Babbo Natale, nonostante abbia vinto la gare nel condominio per la decorazione fuori dalla porta che lo rappresenta.
Questi forse i miei “buoni propositi” per il 2012, vorrei solo che le persone che “non arrivano all’altezza dei miei tacchi” mi dimenticassero, del resto sono pesante, cruda ed ingombrante, indigesta come i peperoni ripieni.
Ogni anno che si conclude mi chiedo cosa cambi o cosa possa migliorare ma perché poi dovrebbe accadere? Dobbiamo essere legati alla superstizione mischiata alla religione?? Un Padre Nostro o una stellina da bruciare nel salone di una casa mentre spruzzi limone sull’occhio di un mollusco ancora vivo?
Il 31 Dicembre 2009 ho ricevuto baci, abbracci e auguri per poi avere un orribile 2010.
L’unica cosa bella di quell’anno è stato pesare 54 chili ma anche quelli ormai sono un lontano ricordo, un miraggio su una bilancia che oggi defenestrerei.
Il 2011 è stato Clemente ma come Renato Pozzetto in “Mia moglie è una strega” anche se di doman non c’è certezza.

Ah dimenticavo…..Buon anno!

Invitati speciali

December 16th, 2011 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (1 Comments)
Una settimana fa mia sorella e Valerio si sposavano.
Una grande festa organizzata nei minimi particolari, eravamo tutti bellissimi, tantissimo la sposa!
Io ero in viola, per chi mi conosce non é una novità!
Eravamo in tanti, chi veniva da Milano, da Altamura, da Foligno e da Palermo stessa.
I baci sono stati tanti, i sorrisi insieme alle lacrime anche, certe emozioni non le puoi nascondere anche perché io stessa appartengo al partito pro lacrime: servono sono necessarie e soprattutto devono sgorgare quando te lo senti.
C’erano i nostri affetti più grandi ma alcuni di questi mancavano non perché non fossero stati invitati ma semplicemente non ci sono più, ancora però li cerchi.
Io questo ho pensato, che magari fossero con noi a festeggiare, a darci ancora un bacio e a stringere gli sposi, così come accade a me ogni volta che li sogno, quando mi sciolgo in abbracci impossibili da riprovare dal vero per le sensazioni che ti danno nel rivederli.
Scettica e razionale, questa sono, ma nel mio cuore spero davvero che in qualsiasi forma loro fossero con noi insieme ancora, una volta.

Pablo

October 20th, 2011 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (1 Comments)

Pablo è sempre lo stesso ragazzo, nonostante sia cresciuto si lascia trasportare dalle sue emozioni come se fosse un treno lanciato all’impazzata senza freni.

Ieri l’ho scoperto rimproverare i suoi genitori, lui così tenero che si taglia con un grissino, intento a dire a chi lo ha messo al mondo di avere sbagliato, perché non capisce l’atteggiamento delle altre persone.

Credo che in realtà Pablo abbia tutto chiaro ma sognatore com’è non si vuole arrendere ad essere circondato sempre dagli stessi personaggi capaci di gravitargli attorno solo per avere qualcosa in cambio.

Si chiede dove siano finite le persone che si perdono in un abbraccio come fa lui, o chi ancora si riconosce in uno sguardo o in una lacrima.

Ieri avrei voluto dirgli che non è lui l’alieno, che il mondo è cambiato e che lui è rimasto indietro ma non volevo essere inopportuna, temevo che mi fraintendesse.

L’ho guardato piangere, l’ho ascoltato lottare con le sue parole per fare capire da cosa era data quella fiamma che gli ardeva dentro.

Ho aspettato che si sfogasse, che dai suoi occhi passasse l’irritazione data dalle lacrime ma dentro di lui l’infiammazione, quella cronica resta.

Conosco benissimo quella sensazione che Pablo prova, sembriamo quasi l’uno l’alter ego dell’altra, spesso quando di confrontiamo restiamo senza parole, noi che siamo due chiacchieroni, perché non certe cose che ti accadono non le puoi spiegare, vorresti che ti scivolassero addosso ma abbiamo dei fiordi su di noi che non ci permettono che questo accada.

Penetrano nelle nostre insenature, l’umidità resta ed i reumatismi della nostra anima ci accompagnano nella nostra vita.

Protezione

October 14th, 2011 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (0 Comments)

Quanto è bello vivere protetti come se fossi ancora nel grembo materno, sogni l’indipendenza della tua vita, il tuo sguardo che si fonde con un altro ma poi ti accorgi che dietro la schiena nascondi la mano che tiene stretto il cordone ombelicale. Ancora oggi gli anticorpi che popolano il tuo corpo sono quelli di tua madre.

Quando comincerai ad avere i tuoi?

La crisi economica, il clima italiano forse influenza questo modo di vivere o è una semplice scusa? Un modo per aggirare il problema?

Le tue radici sono difficili da estirpare? No.

Sei riuscito a vivere senza quello che credevi fosse la tua aria, il necessario. Ed invece cosa era? Altro da te.

Tutto è stranamente lontano oggi, ovattato nel dolore di una vita che non ti è mai appartenuta, era solo ombra, nuvola, fulmine, pioggia.

Se non vai avanti cosa succede? Sei protetto ma non giochi, guardi le altre persone divertirsi, sporcarsi. Tu resti pulito ma il tuo punteggio resta zero perché hai deciso di non giocare ed intanto il tempo a tua disposizione diminuisce, la clessidra che tanto ci piaceva da piccoli, fa cadere rovinosamente la sabbia al suo interno e nessuno potrà farla ripartire. Sembra assurdo, che non ti appartenga per sempre questa vita ma è così.

Spesso mi chiedo se non abbiamo già vissuto la morte, quando ancora non esistevamo, era come se fossimo già passati su questa terra, senza lasciare traccia però.

Non abbiamo però questa sensazione, ci sembra di esserci sempre stati e che ci saremo sempre. Grazie alla storia appresa abbiamo colmato il vuoto cosmico che portiamo come fardello alla nascita insieme al peccato originale, per chi ci crede.

Solo l’istinto ci viene dato, i geni ci danno quella memoria bestiale che non ci fa essere uomini, e allora smettiamo di vivere nel limbo della nostra vita e sporchiamoci.

Mura fatiscenti

September 8th, 2011 | Posted by Serena Tudisco in pensieri cervellotici - (0 Comments)

Poi dicono che i neuroni non si rigenerano.

I pensieri e le sensazioni che credevamo non esistessero più dove si collocano nel nostro cervello? Organo deputanto anche a questo.

Da dove nascono precisamente ? Cosa te li scatena? Quelle tue cellule che credevi avessero perso il turgore, come hanno fatto a gonfiarsi ancora una volta? Nonostante non volessimo.

Ci siamo impegnati per lasciare che l’apoptosi cominciasse, anche abbandonati, abbiamo guardato le foglie cadere una ad una senza chiedere aiuto, stoici nel dolore e temprati dall’esperienza, abbiamo dato in pasto a noi stessi le cellule muscolari, fagocitandoci insieme  ad i pensieri che ci affliggevano.

Andava tutto bene nel nostro male, il percorso era segnato, le radici piantate,  la murina deposta come ogni bravo batterio che si rispetti fa. Mattoncino dopo mattoncino.

Cosa non abbiamo controllato?

Dove abbiamo sbagliato?

Come è accaduto?

Oltre ad essere un agglomerato specializzato di cellule abbiamo ancora le mani, che non ricordavamo più capaci di essere proiettate verso qualcuno al di fuori di noi.

Un ponte, che sa svelare chi sei, da dove vieni e forse qual è il tuo sentiero.

Quel gesto che fa parte di noi, che è riuscito a creare allenze, amicizie, amori che durano da una vita è stato capace di farci cadere in fallo, riuscendo a fare crollare quella protezione che credevamo, ormai, invalicabile.

Forse se guardassi fuori dalla finestra vedrei sorgere il sole ma non mi va, sono ancora sveglia, le automobili a quest’ora sembrano un vecchio ricordo, un parassita di Palermo debellato, la temperatura è gradevole, quella che vorresti che ci fosse per tutta l’estate.

Non ci sono pensieri che mi affligono, il sonno è andato via stasera minuto dopo minuto, ora dopo ora, come se avessero decretato la mia notte bianca. Ci sono stati cuochi, suonatori, teatranti, danzatori mai stanchi, mani che applaudivano a ritmo e che si incontravano: speculari ma non sovrapponibili.

Questo grande circo era solo nella mia testa.

Penso che una sensazione possa prendere forma nel migliore modo in cui chi la prova sappia renderla tangibile, io ad esempio scrivendo o fotografando con la pinhole riesco a plasmare quello che gira tra i miei neuroni.

Non è un caso che la mia macchina a foro stenopeico sia arrivata da pochissimo tempo a fare compagnia alla attrezzatura fotografica che posseggo: lei, il treppiedi, il rullo, e minuti di esposizione che mi aiutano a controllare la mia impulsività, adesso prima di dire quello che penso riesco a contare fino a quattro. Se avessi usato questo metodo di fotografia anni fa, forse non sarei riuscita neanche a metterla in bolla, avrei lanciato tutto in aria.

Queste affinità sembrano seguirmi ma sono consapevole che si tratti del contrario. Si scelgono strade in salita, ci si ferma davanti ad un bivio magari guardando cosa ti consiglia la cartina stradale, che prima non avresti tenuto in considerazione. A trent’ anni, ancora, si muta non lo credevo possibile.

Anche questa è l’evoluzione, della mia di specie?

Perchè nel 2011 vince ancora lo standard familiare del Mulino Bianco?

Le donne ormai studiano, leggono, si informano, si indignano davanti alle oscenità che il mondo della cronaca ogni giorno propone loro, attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione disponibile, primo su tutto internet.

Le notizie però, su alcune di esse,  a volte rimbalzano allontanandosi, come se un portiere tirasse la palla della porta superando tutti i giocatori di fronte, dopo averli colpiti.

Ci si chiude, non si vuole ascoltare quello che si crede non possa mai capitare ma che invece è dietro l’angolo, oppure sta già accadendo. Come se non si riuscisse  a vedere in maniera nitida la realtà delle cose. Presbiti per via dell’amore.

Si aspira ad un marito affettuoso, che porti il pane a casa la sera tornando da lavoro insieme ad un fiorellino ma se poi non è così cosa succede? Quando si chiude la porta, si torna ad essere due nomi, vicini solo sulla targhetta del citofono.

I vicini non vedono,  forse sentono ma l’indomani incontrandoti per le scale anche loro ti saluteranno con un sorriso ipocrita al quale anche tu risponderai.

Si è pronti a rinunciare al rispetto per se stesse pur di salvare una castello di sabbia sulla battigia?

Le donne sono.

Non è un anello al dito o un uomo con cui dividere solo un materasso freddo e vuoto a dare loro un posto nella società.