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Malinconia da Eremo

Ci risiamo, è tornata la mia solita malinconia da un’altra estate che finisce qui nell’ Eremo. Forse perchè in questa piccola collina vicino al mare, gli anni durano lo spazio di trenta o quaranta giorni. Il nostro Natale è il Ferragosto e l’ultimo dell’anno o quasi è la festa del paese che come da tradizione  si conclude con i fuochi di artificio al porto.
Riesco a dimenticare Palermo con una semplicità e velocità che mi spaventano, le stesse con cui chiudo la porta di casa. Quando volto le spalle alla mia città, divento un anello della catena dell’ecosistema “Eremo”.
I luoghi, gli abitanti ,i volti, sono sempre gli stessi, quelli che ti fanno sentire padrona di un luogo che in fondo hai vissuto per poco tempo ed in una sola stagione, quella ci permette di “ritornare” all’acqua.

Da tre anni poi, sono arrivati i nostri nipotini che rendono ancora più magico questo luogo perchè li puoi vedere scoprire quello che per noi ormai era l’ovvio: la scala ad esempio,  che porta alle camere da letto,  grandissima attrattiva per ciascuno di loro, migliore di qualsiasi giocattolo.

Si immagina quello che saranno, arriveranno le loro biciclette come quelle che abbiamo avuto noi, i piccoli litigi, le grandi alleanze , amicizie che dureranno una vita tra queste strade senza asfalto, selvagge, che ci hanno sbucciato le ginocchia ma che ci hanno fatto crescere.

Gatta eremita porta i micini nell’eremo

Gelato

Mi sarò fatta una 48 ore di cefalea però poi sono stata premiata da un gelato di una certa importanza in un luogo che amo, vicino al mio eremo.

Io Andrei

Ho deciso, lascio l’ Eremo.

Ieri sera a cena, in un momento di riflessione, ho capito che è giunto il momento di tornare in quel luogo da cui sono andata via, malamente, ma è la mia città!

Oggi qui piove, ho aspettato tanto che la pioggia cadesse sulle mura della mia casa per lavare via tutto quello che era rimasto sulle pareti, forse della resina degli alberi, era qualcosa di naturale ma vischioso.

Tornerò a Palermo, lasciando con tanta nostalgia questi luoghi che mi hanno consolato e nascosta.

Quest’ anno si aggiunge la consapevolezza che sentirò la mancanza di  due persone che mi sono state tanto vicine, senza chiedere nulla in cambio. Il loro affetto mi ha colpito, il cercami, lo starmi vicina, nonostante questa estate non fossi molto “gestibile”,  mi la lasciato senza parole e ha riempito il mio malandato cuore di gioia.

Forse è anche questa una mia caratteristica, quella di riuscire ad aprirmi completamente verso chi sta bene in mia compagnia e sente dell’affetto sincero per me.

Con la promessa di venire più spesso nel mio eremo, per loro,  lascio Angela e Nello i miei “genitori adottivi”, qui.

Grazie davvero per tutto, senza di voi sarebbe stata una stagione più difficile.

Correre nell’Eremo

Oggi ho corso quarantacinque minuti per il mio eremo.

Ho indossato il mio abbigliamento da panterona nera nike,  le mie pegasus e sono partita alla volta delle stradine di terra battuta che incontri, ma quanto è bello farlo per questi luoghi intrisi di campagna e di ricordi?

Incontri poca gente, qualche mezzo a quattro ruote, molti cani, per fortuna quasi tutti dietro un cancello chiuso ed il mare che vedi in lontananza, la statale che passa tanti metri sotto con le automobili che non fanno più rumore e le montagne che grosse, alte e verdi ti fanno sentire protetta.

Potrebbe essere qualsiasi anno del novencento, nel mio eremo, l’unica cosa che ti fa capire di essere già nel 2010 è il mio iPod con tanto di sensore collegato alla scarpa ma per il resto, hai solo aria pura, come poche, da prendere tutta  dentro di te.

E’ veramente diverso correre per le strade del mio agrodolce eremo, qualcuno vuole forse farmi compagnia, anche se mi  chiedo,

sarebbe lo stesso non essere più sola con la mia storia che sobbalza ogni passo?

Palermo vs Eremo

Guardare Palermo da un altro punto di vista di fa allontanare da certe dinamiche che ti hanno reso complici, vittime e succubi di una città soffocante.

Strade che non ti permettono di sgattaiolare da una traversa, come se tutto fosse su un binario a senso unico senza via di uscita, caldo che ti opprime anche d’inverno, radiazioni solari intrappolate dentro la tua automobile che non ti lasciano una via di fuga.

Una uscita di sicurezza da cui potere prendere aria, almeno per un momento.

Da cosa dipende questa ventata di lucidità? E’ forse, tutto dettato dall’eremo in cui mi trovo o dalla tortora che mi sta vicino, che mi suggerisce che questo è il posto giusto dove vivere?

Ogni mattina, come se fossi una pendolare raggiungo la mia città, come se mi buttassi in una bolgia, non c’è estate che tenga o ferie alle porte, è tutto lì, il traffico con  “la munnizza” che non è andata più via.

E’ passato un anno, o forse più da quando abbiamo iniziato ad avere i cassonetti in fiamme ed ancora, ci fanno compagnia, insieme alla TARSU che aumenta!

Mi chiedo ancora se, Palermo vuole allontanarmi, sono io che non la sopporto più o è si tratta del più semplice rapporto di amore ed odio??!?

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